questa pagina contiene delle foto della isola di sant'antioco , in sardegna . a lato di ogni foto delle notizie sulla zona e spunti o consigli per organizzare la tua vacanza al mare in uno dei luoghi piu' suggestivi del pianeta .
l'isola di sant'antioca è la quarta isola in italia,dopo sicilia ,sardegna ed isola d'elba.ha una superficie di 108.9 chilometri quadrati ,è lunga 18 chilometri e larga 8 nel punto di massima estensione.è formata per la maggior parte di roccie vulcaniche oligo-mioceniche e in misura minore da rocce calcaree più antiche,del giurese cretaceo,che affiorano nell'area costiera orientale,dalal zona denominata is pruinis (immediatamente a sinistra nell'abitato di sant'antioco) al porto di coaquaddus ,fascia lungo la quale sono aperte cave di pietra da costruzione e da calce.i depositi di sabbie dunali della fascia costiera e subcostiera a nord e nord ovest risalgono invece al quaternario recente,e costituiscono le zone attualmente coltivate. sotto il profilo orografico l'isola si presenta alquanto accidentata,con alcune emergenze: nella zona centrale il monte perdas de fogu alto 271 metri,il più alto dell'isola;più a nord il caratteristico monte sa scrocca manna di 142 metri;a sinistra il monte arbus di 239 metri;tra le zone pianeggianti interne si segnala per ampiezza la piana di cannai ,nell'area centro meridionale.le coste,prevalentemente sabbiose nel settore settentrionale ,sono per lo più rocciose e frastagliate in quello meridionale,ma alternano ampie spiaggie e calette (maladrozia,coaquaddus,cala lunga) .tra le formazioni rocciose più caratteristiche si ricordano,lungo la costa occidentale,tra calalunga e il nifo dei passeri ,una falesia alta 15 metri ,nonchè ,al largo del capo sperone,gli isolotti della vacca,del vitello e del toro.
nell' immagine a lato l' isola della vacca
itinerario
dopo il tronco di collegamento di 11 chilometri lunga la statale 126 tra san giovanni suergiu e sant'antioco ,copre unpercorso circolare di 36.5 chilometri in gran parte costiero attorno all'isola .il tracciato consigliato prevede dapprima la visita al capoluogo ,sant'antioco,borgo di gradevole aspetto ,ricco di significative testimonianze archeologiche;seguendo quindi un andamento antiorario ,percorre il circuito dell'isola offrendo svariati motivi di interesse : dalla visita di calasetta alle belle spiaggie dela costa nord-occidentale ,dagli integri paesaggi all'interno ai frastagliati litorali orientali.dall'abitato di san giovanni suergiu si segue il rettilineo che attraverso la piana bonificata solcata sulla parallela linea ferroviaria (ora in disuso) ,lasciata a destra una strada per portoscuso e la ex centrale termoelettrica ed eolica di santa caterina,imbocca l'istmo artificiale che congiunge le due rive ;lungo circa 3 km ,costruito,sembra,dai cartaginesi e completato dai romani con un ponte ,l'ismo collega una serie di isolette formatesi in seguito ad apporti fluviali del rio palmas ,definendo il margine occidentale dello stagno di santa caterina . a sinistra si vedono ,oltre alla ferrovia,due menir di altezza diversa ,indicati popolarmente come su para e sa mongia ,di forma grossolanamente conica ,risalente a età prenuragica.superata la deviazione per il porto si vedono a destra i due ruderi del ponte romano a due arcate ,che scavalcava l'ultimo braccio di mare ; il porto ,realizzato nel 1936-1938 come punto di imbarco della produzione mineraria del sulcis ,viene attualmente utilizzato per i battelli da pesca e per imbarcazioni da diporto.
a lato una immagine aerea della spiaggia di calalunga , localita' nell'isola di sant'antioco
subito a destra si entra nell'abitato di sant'antioco (circa dodicimila abitanti) ,il centro principale dell'isola,sviluppatesi sulle pendici del colle del castello.sant'antioco è l'erede di sulcis ,una delle più antiche fondazioni fenicie della sardegna (ottavo secolo avanti cristo),preceduta da un insediamento nuragico documentato dai resti di un nuraghe e di un villaggio sull'altura della fortezza settecentesca .sotto il dominio cartaginese,la città,amministrata da sufeti,crebbe di importanza in funzione delle risorse minerarie del sulcis iglesiente .nel 258 a.c. avvenen presso sulcis una battaglia navali tra punici e romani ,con la sconfitta dei primi.durante le guerre civili del primo secolo avanti cristo si schierò con il partito pompeiano ,subendo una dura ritorsione da parte di cesare nel 46 a.c.; sotto l'imperatore claudio fu elevata al rango di municipium . come sede di diocesi è testimoniata nel 484 e durante l'età bizantina ,ma, troppo esposta alle incursioni saracene ,fu abbandonata dal tardo medioevo al secolo diciottesimo.una volta percorse ,all'inizio de centro abitato ,la via nazionale e roma,si attraversa la piazza italia ,presso la quale si trova la fonte,localmente detta is solus,costruita dai romani come drenaggio di una area paludosa ,e tuttora efficiente .proseguendo lungo l'alberato corso vittorio emanuele si giunge all apiazza umberto primo ,da dove prendendo a destra,a metà circa della via eleonora d'arborea ,si trovano i resti di unmausoleo funerario inpietra di età repubblicana ,con persistenze decorative puniche ,con camera sepolcrale dotata di gole egizie ,noto come sa tribuna o sa presonedda. dalla piazza umbero primo lungo la ripida via regina margherita si sale al puntoi più alto dell'abitato ,ove si apre la piazza de gasperi sulla quale,a sinistra,si erge il fianco dell aparrocchiale di sant'antioco ,edificata dai vittorinio di marsiglia nel 1102 su una preesistente chiesa paleocristiana a croce greca ,poi radicalmente manomessa e ricuperata nelle strutture medievali superstiti (1967) dalla soprintendenza di cagliari.dal braccio destro del transetto si scende verso una piccola catacomba ,dove ssecondo la tradizione ebbe estremo rifugio e sepoltura il martire africano sant'antioco ,patrono dell'isola,di cui la chiesa conserva i resti .
foto a lato : la spiaggia di coaquaddus
l'antiquarium
dalla piazza ,nel lato opposto alla parrocchiale ,la via castello sale allo slargo ove,accanto alla fortezzacostruita a pianta quadrata ai primi del 700 indifesa dei barbareschi ,si trova l'antiquariaum ,che raccoglie una scelta dei reperti sulcitani .l'edificio è attestato sull'area delle fortificazioni puniche nord occidentali di sulcis,delle quli è visibile ,sul retro ,il muro di cinta a duplice paramento ;presso l'ingresso sono emersi resti di un edificio porticato con pavimento in 'opus signinum' di età tardorepubblicana ,che si sovrappone a una precedente struttura a blocchi squadrati bugnati.nella prima sala dell'antiquarium sono esposti materiali provenienti in prevalenza dalla necropoli punico romana : ceramiche puniche,attiche a figure nere e rosse e vernice nera ;coroplastica;oreficerie ;scarabei in diaspro e altre pietre dure;vetri.di età romana sono: ceramiche a vernice nera tardorepubblicana ;lucerne di produzione africana;anfore di tipo tripolitano e africano;una serie di iscrizioni funerarie latine ,tra cui l'elogio metrico di l.cornelius annalis (terzo secolo).nella seconda sala sono conservate numerose urne e stele del tofet di sulcis ,un mosaico con due pantere che posano le zampe su un kantharos (secondo secolo) e iscrizioni dipinte provenienti da un cimitero giudaico.
panoramica di san'tantioco per calasetta
veduta in zona di capo sperone
la necropoli punica di sant'antioco
poco oltre l'antiquarium,nel declivio sottostante,si individuano un fossato con sezione a v ,che proteggeva sulcis sul lato settentrionale ,e la necropoli punica a camere ipogeiche accessibili con una rampa di gradini ,riutilizzata fino all'età medioimperiale.continuando ancora per circa 400 metri su un sentiero ,si raggiunge,sopra una altura trachitica affacciata sull'opposta costa sarda,il tofet,santuario delle divinità dell'olimpo fenicio e punico,in cui avveniva il sacrificio annuale dei primogeniti maschi della aristocrazia cittadina e la conservazione delle ceneri dentro le urne.la più lontana documentazione dell'esistenza dei tephatim (plurale di tofet) è rintracciabile nella bibbia (re II 23,10) e appartiene al rito religioso cananeo ,ma la prima individuazione archeologica di un tofet riconosciuto come tale avvenne a cartagine nel 1820.altri santuari di questo tipo sono stati riconosciuti innord africa e in sicialia (mozia) ;in sardegna ,oltre a quello di sulcis ,ne esisteno esempi a karalis ,nora ,bithia,monte sirai e tarros;nei tephatim dell'isola i cartaginesi introdussero le stele come segnacolo di uno o più sacrifici. la struttura del tophet si presenta come una serie di cortili concentrici recinti da mura inpietra ,al cui centro si elevava l'altare dei sacrifici ,circondata di un'area nella quale venivano sepolti i vasi di terracotta contenenti le ceneri delle vittime.a sant'antioco i primi scavi (1842) interpretarono l'area sacra come necropoli a cremazione,nel 1959 la ripresa dell'indagine vi riconobbe il tofet.nel corso della visita si può osservare la serie di recinti ,edificati sia inblocchi squadrati sia con pietrame di piccole e medie dimensioni ,cementati conmalta di fango ,dove sono collocate le urne ricoperte di un piattello o da una lucerna a conchiglia.la parte più sacra del tophet è ubicata a n ai piedi del roccione trachitico ,incorporata in una piccola costruzione templare da ritenersi coperta a unica falda inclinata verso il cisternone ellitico (a est) ,di cui resta il fondo rivestito da cocciopesto ,costituente la conserva di acqua per le necessità di culto.il sacrificio avveniva in una spaccatura della roccia ,a ovest di questo sacello,dove sono visibili il cumulo di ceneri e di minuti frammenti ossei combusti.il più antico strato del tofet risale all'ottravo secolo avanti cristo,come documentano una urnetta di produzione pitecusiana di tale epoca e i cinerari locali coevi.l'utilizzo del santuario è attestato fino a epoca tardorepubblicana.